Si potrebbe considerare una cassaforte centralizzata come la fonte autorevole per ogni segreto, ma i segreti possono perdere silenziosamente la sincronizzazione man mano che vengono copiati
Aggiornato il 31 agosto 2026.
La gestione degli accessi con privilegi (PAM) è un sottoinsieme della gestione delle identità e degli accessi (Identity and Access Management, IAM) che riguarda specificamente il controllo degli accessi degli utenti che lavorano con i sistemi e i dati più sensibili dell’organizzazione, come il personale IT, della sicurezza informatica e DevOps. Tra le altre attività, il PAM applica il principio del privilegio minimo, che concede agli utenti il livello minimo di accesso a sistemi e dati di cui hanno bisogno per svolgere il proprio lavoro.
Tradizionalmente, il PAM si è concentrato sugli utenti privilegiati umani, ma man mano che le organizzazioni adottano l’IA e l’automazione, il PAM deve ora estendersi anche agli utenti macchina. Man mano che gli attacchi informatici aumentano in frequenza, intensità e impatto finanziario, sempre più organizzazioni aggiungono soluzioni PAM ai propri stack tecnologici di sicurezza. Tuttavia, con così tanti prodotti PAM concorrenti disponibili, valutare e scegliere la soluzione giusta può essere difficile.
Esaminiamo le nove principali funzionalità di gestione degli accessi con privilegi di cui hai effettivamente bisogno per proteggere la tua organizzazione.
1. Sicurezza basata su cloud, zero-trust e zero-knowledge
Anche se gli odierni ambienti di dati aziendali sono prevalentemente o persino del tutto basati sul cloud, molti prodotti PAM “moderni” sono stati originariamente sviluppati per infrastrutture on-premise, con funzionalità cloud inserite forzatamente in un secondo momento. I prodotti PAM che non sono stati sviluppati nel cloud non sfruttano appieno le funzionalità cloud, come la possibilità di aumentare o ridurre automaticamente le risorse cloud in base alle esigenze (auto scaling), la sicurezza zero-trust e la crittografia zero-knowledge.
I prodotti che non sono zero-knowledge sono intrinsecamente meno sicuri perché il fornitore di servizi ha accesso ai dati sensibili dell’utente. I provider non zero-knowledge memorizzano i dati in un formato leggibile o sono in grado di decrittografare i dati dell’utente. Se i loro sistemi vengono violati, gli aggressori possono potenzialmente accedere a questi dati sensibili. Al contrario, i provider zero-knowledge non possono leggere i dati dell’utente, anche in caso di violazione, perché i dati sono crittografati e solo l’utente possiede le chiavi.
Oltre a prevenire le violazioni dei dati sensibili degli utenti da parte di soggetti malintenzionati esterni o interni, la crittografia zero-knowledge impedisce anche alle autorità governative di regolamentazione di accedere a tali dati. I dati memorizzati dal provider sono soggetti alle leggi locali e potrebbero essere consultati o monitorati senza il consenso dell’utente, e i governi o gli organismi di regolamentazione possono richiedere l’accesso ai dati dell’utente. Un’azienda che non utilizza la crittografia zero-knowledge potrebbe essere legalmente obbligata a fornire i dati degli utenti in risposta a una richiesta di questo genere. Se un’organizzazione utilizza la crittografia zero-knowledge, non è in grado di soddisfare tali richieste semplicemente perché non può decrittografare i dati degli utenti.
Infine, l’approccio zero-knowledge rafforza la fiducia tra i fornitori di servizi e i loro clienti. Le organizzazioni devono poter confidare nel fatto che il proprio fornitore di servizi gestisca e protegga i loro dati in modo responsabile.
In un ambiente zero-knowledge, è più facile accordare questa fiducia perché il fornitore di servizi non può in nessun caso accedere alle informazioni sensibili dell’utente.
In che modo la piattaforma zero-trust e zero-knowledge di KeeperPAM è realizzata per gli ambienti cloud
A differenza di molti dei nostri concorrenti, KeeperPAM® non è un prodotto on-premise a cui sono state aggiunte funzionalità cloud in un secondo momento. KeeperPAM è stato sviluppato nel cloud, per il cloud, utilizzando l’architettura di sicurezza zero-knowledge di Keeper. Ciò significa che nessuno, tranne l’utente finale, può visualizzare le password, i file o altri dati archiviati nella sua Cassaforte Keeper: né l’amministratore locale, né i dipendenti di Keeper. L’infrastruttura di Keeper gestisce le connessioni e vengono create connessioni peer-to-peer crittografate end-to-end dal browser dell’utente all’infrastruttura di destinazione.
2. Controllo granulare degli accessi e applicazione dei criteri
Il controllo granulare degli accessi aiuta le organizzazioni a creare un ambiente sicuro, efficiente e conforme, limitando l’accesso esattamente a ciò di cui utenti o sistemi hanno bisogno. Di solito viene associato al controllo degli accessi basato sui ruoli (Role-Based Access Control, RBAC) e all’accesso con privilegi minimi (noto anche come just enough privilege o JEP), in cui le autorizzazioni per accedere ai sistemi e ai dati si basano sulla funzione lavorativa del dipendente, con l’obiettivo finale di garantire che gli utenti possano accedere solo alle risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro, e niente di più. Poiché il controllo granulare degli accessi, l’RBAC e i privilegi minimi/JEP sono i pilastri dei moderni ambienti di sicurezza zero-trust, è fondamentale che la tua soluzione PAM li supporti.
L’accesso Just-in-Time (JIT) è un’altra funzionalità importante per garantire un accesso privilegiato sicuro. Il JIT concede agli utenti o ai sistemi un accesso temporaneo e limitato nel tempo alle risorse solo quando ne hanno bisogno per eseguire attività specifiche. Questo significa che l’accesso è:
- Fornito su richiesta: attivato quando richiesto o avviato da un evento specifico.
- Limitato nel tempo: revocato automaticamente dopo un periodo predefinito o una volta completata l’attività.
- Contestuale: può incorporare condizioni come il ruolo dell’utente, la posizione, il dispositivo o la postura di sicurezza.
Concedendo l’accesso solo quando necessario e revocandolo automaticamente, l’accesso JIT rappresenta un passo fondamentale verso il modello Zero Standing Privilege (ZSP): nessun utente o sistema mantiene un accesso permanente. Questo principio è particolarmente importante quando le organizzazioni estendono il PAM alle identità macchina.
In che modo KeeperPAM applica il controllo granulare degli accessi e garantisce l’assenza di privilegi permanentiKeeperPAM può fornire l’accesso JIT a qualsiasi infrastruttura o sistema di destinazione senza esporre le credenziali. Una volta scaduto l’accesso, le credenziali possono essere ruotate automaticamente. Implementando i principi JIT e del privilegio minimo/JEP, KeeperPAM riduce i privilegi permanenti, mitigando le vulnerabilità di sicurezza e riducendo il rischio di autorizzazioni eccessive. |
3. Gestione, monitoraggio e registrazione delle sessioni
Nel contesto della gestione degli accessi con privilegi, la gestione, il monitoraggio e la registrazione delle sessioni sono funzionalità fondamentali che consentono di supervisionare e controllare le attività degli utenti con privilegi e di attribuirne la responsabilità. Queste funzionalità garantiscono che le azioni eseguite dagli account privilegiati siano attentamente tracciate, registrate ed esaminate per mitigare i rischi associati ai loro privilegi di accesso elevati.
La gestione delle sessioni comporta il controllo delle sessioni degli utenti con privilegi, inclusi l’avvio, il mantenimento e l’interruzione dell’accesso a sistemi sensibili. Assicurati che la tua soluzione PAM abbia le seguenti funzionalità:
- Avvio della sessione: facilita connessioni sicure e a tempo limitato verso i sistemi target.
- Controllo degli accessi: applica policy come limiti di tempo o l’uso di dispositivi specifici durante le sessioni.
- Fine sessione: termina automaticamente le sessioni in base all’inattività o alla violazione delle policy.
- Monitoraggio delle sessioni: traccia in tempo reale le attività degli utenti durante le sessioni privilegiate, consentendo al personale IT e di sicurezza di visualizzare quali azioni vengono eseguite, spesso tramite dashboard in tempo reale o meccanismi di condivisione dello schermo.
- Registrazione delle sessioni: acquisisce e archivia log dettagliati e, spesso, registrazioni delle sessioni con privilegi riproducibili come video. Le registrazioni in genere includono sequenze di tasti, comandi eseguiti, schermate visualizzate e altro ancora.
La gestione, il monitoraggio e la registrazione delle sessioni aiutano a prevenire attività dannose consentendo ai team di sicurezza di intervenire se vengono rilevate azioni sospette o non autorizzate durante una sessione con privilegi. Riducono le minacce interne scoraggiando l’uso improprio dei privilegi e fornendo prove per le indagini forensi qualora si verifichino incidenti. La gestione delle sessioni, in particolare la registrazione delle sessioni, è fondamentale anche per la conformità. Molti standard di settore e quadri normativi (es. HIPAA, PCI DSS e GDPR) richiedono di tracciare, documentare e generare report sulle attività degli utenti con privilegi per proteggere i dati sensibili.
Assicurati di selezionare una soluzione PAM che supporti il tunneling e il Bring Your Own Tools (BYOT). Il tunneling si riferisce alla capacità di instradare e gestire in modo sicuro le comunicazioni o le interazioni con sistemi remoti attraverso un intermediario o un proxy senza richiedere l’accesso diretto al sistema di destinazione. Questo è particolarmente importante nelle soluzioni PAM perché consente una comunicazione sicura e crittografata tra il dispositivo dell’utente e il sistema di destinazione; instrada tutte le comunicazioni attraverso un gateway o proxy PAM, che applica il RBAC e consente la gestione delle sessioni; e supporta più protocolli (ad es. SSH, RDP, HTTPS) per consentire agli utenti di gestire ambienti diversi in modo sicuro.
Il BYOT è una funzionalità offerta dalle soluzioni PAM più complete che consente agli utenti di utilizzare in modo sicuro i propri strumenti e applicazioni preferiti per interagire con i sistemi, anziché affidarsi esclusivamente agli strumenti forniti dalla piattaforma PAM. Ad esempio, consente agli amministratori di sistema di utilizzare il proprio client SSH preferito, come PuTTY o Terminal, per connettersi a un server tramite la piattaforma PAM. Ciò consente di supportare flussi di lavoro che richiedono strumenti specializzati o di assecondare le preferenze degli utenti, mantenendo al contempo sicurezza e governance.
In che modo KeeperPAM rafforza la gestione delle sessioni con privilegiGli strumenti di gestione delle sessioni con privilegi (PSM) di KeeperPAM utilizzano l’archiviazione dei segreti in cassaforte, JIT/JEP e la registrazione e riproduzione delle sessioni remote per garantire che le credenziali e le infrastrutture critiche siano protette. Attraverso la registrazione delle sessioni e dei tasti premuti, l’attività dell’utente durante le connessioni e sui siti web protetti può essere registrata a fini di revisione, conformità o sicurezza. Ciò garantisce interazioni corrette e riduce le minacce interne e le frodi. Vengono registrate anche le azioni degli utenti all’interno della Cassaforte Keeper e il Modulo per segnalazioni e avvisi avanzati (Advanced Reporting and Alerts Module, ARAM) di Keeper, un componente aggiuntivo Enterprise a pagamento, consente alle organizzazioni di impostare avvisi per attività sospette come accessi non riusciti, modifiche ai criteri amministrativi, condivisione di voci e modifiche al ciclo di vita degli utenti, nonché di creare report di controllo personalizzati basati su eventi per le verifiche di conformità. KeeperAI® si basa su questo applicando il rilevamento automatico di minacce e anomalie per individuare attività privilegiate sospette e generando riassunti delle sessioni per velocizzare le revisioni. Con ARAM abilitato, le organizzazioni possono inviare gli eventi di audit al proprio strumento di Gestione delle informazioni e degli eventi di sicurezza (Security Information and Event Management, SIEM) esistente per un’analisi più sofisticata. Keeper supporta qualsiasi sistema SIEM che accetti l’invio di dati tramite syslog e offre integrazioni pronte all’uso con numerose soluzioni, tra cui Splunk, Datadog, Azure e LogRhythm. KeeperPAM offre agli sviluppatori la possibilità di scegliere come accedere ai sistemi: possono usare Keeper per accedere alle risorse, oppure creare tunnel TCP crittografati per accedere ai sistemi usando i loro strumenti preferiti, come database o emulatori di terminale. KeeperPAM offre inoltre l’isolamento del browser remoto (Remote Browser Isolation, RBI), che isola l’attività di navigazione web dell’utente dal suo dispositivo locale eseguendola in un ambiente virtuale isolato, come una sandbox o una macchina virtuale, su un server remoto. Il contenuto web viene renderizzato sul server remoto, impedendo a script dannosi, malware o exploit di raggiungere il dispositivo dell’utente. |
4. Gestione dei privilegi sugli endpoint
La gestione dei privilegi sugli endpoint (Endpoint Privilege Management, EPM) è un sottoinsieme della gestione degli accessi con privilegi (PAM) che elimina i diritti permanenti di amministratore locale e applica il principio del privilegio minimo sugli endpoint. Invece di consentire agli utenti di operare come amministratori locali permanenti, l’EPM consente loro di operare come utenti standard ed eleva i privilegi solo per eseguire le azioni specifiche che richiedono diritti elevati, per un periodo limitato e con un audit trail completo. L’EPM è importante perché PAM ed EPM proteggono diversi punti in un attacco; il PAM gestisce chi può raggiungere i tuoi sistemi più critici, mentre l’EPM gestisce ciò che un utente può fare su un endpoint. La rimozione dei diritti permanenti di amministratore locale limita le opzioni dell’aggressore, anche su un dispositivo che già controlla, rafforzando l’importanza sia di PAM che di EPM.
In che modo Keeper Endpoint Privilege Manager applica il principio del privilegio minimo sugli endpointKeeper Endpoint Privilege Manager applica policy di accesso con privilegi minimi su endpoint Windows, macOS e Linux. Elimina i diritti di amministratore locale permanenti e fornisce l’elevazione JIT sia per gli utenti che per i processi. Quando una policy richiede l’approvazione, la richiesta dell’utente viene inoltrata a un amministratore Keeper e gestita tramite l’Admin Console o la CLI di Keeper Commander. Se non è richiesta alcuna approvazione, l’agente Keeper consente automaticamente l’elevazione e può essere richiesta l’autenticazione a più fattori (MFA) prima di procedere con un’azione. Ciò fornisce alle organizzazioni un controllo centralizzato e basato su policy sui privilegi degli endpoint, senza rallentare gli utenti. |
5. Governance delle identità non umane (NHI)
Un’identità non umana (NHI) è un’identità digitale appartenente a una macchina o a un software anziché a un essere umano, tra cui account di servizio, chiavi API, token, certificati, script di automazione e agenti di IA. Ogni NHI utilizza le credenziali per autenticarsi e agire senza che un essere umano guidi ogni passaggio. Le NHI sono importanti perché sono diventate, quasi inosservate, il gruppo di identità più numeroso nella maggior parte delle organizzazioni, superando spesso di gran lunga gli utenti umani. Tuttavia, raramente vengono disciplinate con lo stesso rigore degli account umani, che in genere sono centralizzati sotto un unico provider d’identità (Identity Provider, IdP). Le NHI sono decentralizzate per loro stessa natura dato che vengono create dinamicamente sulle piattaforme cloud, e questa proliferazione le rende difficili da inventariare e ancora più difficili da disciplinare. Poiché molte NHI non hanno un responsabile chiaramente assegnato, tendono a sopravvivere ai sistemi che le hanno create e a persistere come credenziali facilmente sfruttabili, non monitorate e con autorizzazioni eccessive.
In che modo KeeperPAM disciplina le NHITramite Keeper Secrets Manager, KeeperPAM protegge le NHI e le identità umane all’interno di un’unica piattaforma zero-knowledge, in modo che le credenziali come chiavi API, token e password degli account di servizio siano crittografate e accessibili solo alle identità autorizzate. Keeper automatizza l’individuazione di account e credenziali negli ambienti aziendali, per poi archiviarli centralmente nella cassaforte e ruotarli in linea con i principi di sicurezza zero-trust. Universal Secrets Sync sincronizza i segreti aggiornati tramite rotazione con servizi come AWS Secrets Manager e Azure Key Vault, così gli utenti a valle ricevono sempre le credenziali aggiornate senza disporre di accessi permanenti. Il risultato sono visibilità e controllo centralizzati sulle identità delle macchine, funzionalità generalmente assenti negli strumenti IAM tradizionali. |
6. Governance dell’IA agentica
La governance dell’IA agentica consiste nell’identificare gli agenti autonomi di IA presenti sui tuoi endpoint, stabilire quali possano essere eseguiti e autorizzati a compiere azioni, e sottoporre le loro attività ad audit. Gli agenti di IA costituiscono una delle categorie di NHI in più rapida crescita e introducono rischi che le soluzioni PAM tradizionali non sono state progettate per gestire. Gli assistenti di programmazione basati sull’IA e altri agenti di IA vengono sempre più spesso avviati ed eseguiti con gli stessi privilegi dell’utente che li ha avviati, spesso con una supervisione minima o nulla sulle singole azioni eseguite. Decidere quali agenti sono autorizzati, quali sono bloccati e quali richiedono un’approvazione prima di essere eseguiti è un aspetto fondamentale dei moderni PAM ed EPM.
In che modo Keeper Endpoint Privilege Manager disciplina gli agenti di IAKeeper Endpoint Privilege Manager include un tipo di policy denominato Agentic AI, applicato dall’agente Keeper, che determina se un agente di IA può essere eseguito su un endpoint monitorato. Classifica gli agenti come Known Agents, identificati tramite firma, oppure Possible Agents, individuati da un motore euristico comportamentale che assegna un punteggio ai processi in base alla loro somiglianza con un agente di IA. Gli amministratori possono consentire automaticamente l’esecuzione degli agenti autorizzati, bloccare quella degli altri o subordinare l’esecuzione di un agente all’approvazione di un amministratore. Le policy possono essere inizialmente applicate in modalità Monitor per verificarne l’ambito di applicazione. Ogni agente soggetto a tali policy viene registrato, fornendo ai team di sicurezza una base documentale completa per l’audit delle attività degli agenti di IA. |
7. Supporto per le passkey
Le passkey sono un moderno metodo di autenticazione resistente al phishing, progettato per sostituire le password tradizionali. Sono un sistema di accesso senza password che utilizza la crittografia a chiave pubblica per migliorare la sicurezza e la facilità d’uso. Le passkey vengono adottate dalle principali aziende tecnologiche, tra cui Apple, Google e Microsoft, e sono supportate dalla FIDO Alliance. Con la loro progressiva diffusione, si prevede che riducano drasticamente gli attacchi informatici legati alle password, rendano le esperienze online più sicure e intuitive e trasformino la verifica dell’identità digitale attraverso la standardizzazione di metodi sicuri e facili da usare.
Adottando le passkey, le organizzazioni possono migliorare notevolmente la sicurezza riducendo al contempo le complessità associate alla tradizionale gestione delle password. Assicurati quindi che la tua soluzione PAM le supporti.
In che modo KeeperPAM semplifica l’autenticazione senza password con le passkey
KeeperPAM archivia passkey, password e file per ogni dipendente su ogni dispositivo. Se abbinato all’integrazione SSO, KeeperPAM offre ai tuoi utenti un’esperienza di accesso fluida e senza password.
8. Gestione delle credenziali e rotazione automatica
La rotazione automatica delle password e l’archiviazione in cassaforte sono funzionalità delle moderne soluzioni PAM che migliorano la sicurezza e la gestione degli account con privilegi automatizzando la gestione delle password e memorizzandole in modo sicuro.
La rotazione automatica delle password modifica automaticamente le password degli account privilegiati a intervalli specificati o dopo ogni utilizzo. Il processo è regolato da policy predefinite e non richiede alcun intervento manuale. La rotazione automatica delle password riduce il rischio di accesso non autorizzato dovuto a credenziali compromesse od obsolete, garantisce che nessun utente mantenga un accesso persistente agli account privilegiati e soddisfa i requisiti normativi, come PCI DSS e HIPAA, che impongono la rotazione delle password.
L’archiviazione delle password in cassaforte consiste nel conservare in modo sicuro le credenziali degli account con privilegi in un archivio centralizzato e crittografato (la “cassaforte”). Gli utenti o i sistemi devono autenticarsi con la soluzione PAM per recuperare le password e accedere alle risorse. L’accesso alla cassaforte è limitato mediante criteri come RBAC e le credenziali possono essere recuperate per sessioni specifiche senza essere mostrate all’utente. Ciò elimina l’archiviazione dispersa di credenziali sensibili su sistemi o dispositivi personali, si integra con le policy di controllo degli accessi per limitare chi può recuperare o utilizzare password specifiche e registra ogni accesso alla cassaforte, fornendo visibilità sull’utilizzo delle credenziali.
In generale, le best practice di sicurezza informatica sconsigliano la condivisione delle password. Idealmente, ogni utente dovrebbe disporre di credenziali di accesso univoche per ciascun sistema e applicazione. Tuttavia, in pratica, questo non è sempre realistico, quindi è importante assicurarsi che la tua soluzione PAM consenta ai tuoi utenti di condividere le password in modo sicuro. Oltre agli account condivisi, cerca funzionalità come la condivisione temporanea (accesso a tempo limitato), le condivisioni una tantum e le condivisioni con autodistruzione.
In che modo KeeperPAM protegge l’archiviazione in cassaforte delle credenziali
KeeperPAM consente agli utenti di condividere in modo sicuro l’accesso agli account senza esporre le credenziali. L’accesso condiviso può essere a tempo indeterminato o limitato nel tempo, anche tramite condivisioni una tantum e condivisioni che si autodistruggono dopo un periodo prestabilito. Una volta scaduto l’accesso, le credenziali possono essere ruotate automaticamente. KeeperPAM offre ai team IT e di sicurezza il controllo completo su quali utenti possono condividere credenziali e file. Garantendo che solo gli utenti autorizzati possano avviare condivisioni, le organizzazioni possono prevenire la perdita di dati e soddisfare più facilmente i requisiti normativi.
L’architettura di sicurezza zero-knowledge di KeeperPAM garantisce un’archiviazione delle password in cassaforte completamente sicura. Keeper non può accedere a nulla all’interno delle casseforti degli utenti e nessun traffico viene instradato attraverso la rete di Keeper, garantendo la totale privacy dei dati. Nessuno, nemmeno i dipendenti di Keeper, può accedere ai dati della cassaforte dell’utente o decrittografarli.
La rotazione automatica delle password di KeeperPAM consente agli amministratori di individuare, gestire e ruotare le credenziali per gli account di servizio o di amministratore in tutti i loro ambienti dati aziendali. La funzionalità di archiviazione centralizzata in cassaforte e rotazione delle password di Keeper è coerente con il modello zero-trust, poiché garantisce che le credenziali non siano accessibili in modo permanente e che tutti gli accessi siano verificati e monitorati.
9. Protezione dell’intera organizzazione, non solo dell’IT
Alcuni prodotti PAM oggi sul mercato sono progettati esclusivamente per proteggere gli amministratori IT, il personale DevOps e altri utenti con privilegi. Tuttavia, è fondamentale proteggere tutti gli utenti della tua organizzazione, non solo quelli con accessi privilegiati. Ciò significa che dovresti implementare sia una soluzione PAM che una soluzione IAM generale, per poi gestire e mantenere entrambi i prodotti. Questo crea più lavoro per i tuoi team IT e di sicurezza e rende più difficile garantire che le policy e i controlli interni siano applicati in modo coerente a tutta la tua base di utenti.
In che modo KeeperPAM è stato progettato per proteggere tutti i tuoi utentiCon KeeperPAM, le organizzazioni possono limitarsi a distribuire la Cassaforte Keeper a tutti i loro utenti per una copertura completa. KeeperPAM fornisce un controllo degli accessi basato sui ruoli e sul principio del privilegio minimo, su misura per le funzioni lavorative. Questo consente alle organizzazioni di semplificare l’accesso degli utenti mantenendo solide policy di sicurezza, riducendo il lavoro amministrativo dei team IT e le difficoltà per gli utenti finali. KeeperPAM è facile da usare per tutti nella tua organizzazione. Non richiede che gli utenti abbiano accesso diretto all’infrastruttura o al Keeper Gateway. Distribuisci la cassaforte web Keeper: l’accesso alla cassaforte è completamente integrato nel browser e non richiede l’installazione di un’applicazione desktop. La gestione dei privilegi sugli endpoint utilizza un agente leggero, distribuito separatamente dove ne hai bisogno. |
Scegli KeeperPAM come soluzione PAM per la tua organizzazione
KeeperPAM è la prima soluzione in assoluto a portare le funzionalità critiche di PAM in una cassaforte cloud che offre accesso sicuro a tutta la tua base di utenti, non solo al tuo reparto IT. Essendo una piattaforma completamente cloud-native, KeeperPAM riunisce l’archiviazione in cassaforte, la gestione dei segreti, la gestione dei privilegi sugli endpoint, l’accesso zero-trust e l’isolamento del browser remoto in un’interfaccia unificata, proteggendo le identità umane e delle macchine e persino gli agenti di IA che operano nel tuo ambiente.
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