La cybersecurity non è più solo una questione informatica; è ormai una priorità strategica per i consigli di amministrazione. Man mano che le aziende operano senza
Le identità non umane sono diventate una delle superfici di attacco più trascurate ma anche più sfruttate nelle aziende di oggi. Le NHI sono entità che interagiscono con sistemi e servizi ma non sono legate a un utente fisico. Man mano che le organizzazioni si espandono in ambienti ibridi e multi-cloud, migliaia di identità basate su macchine gestiscono silenziosamente operazioni critiche, ma la maggior parte non è gestita, è invisibile e vulnerabile ad abusi.
È possibile proteggere le NHI adottando moderne pratiche di gestione dei segreti, applicando il principio dei privilegi minimi, ruotando le credenziali e monitorando l’accesso ai sistemi sensibili.
I rischi delle NHI non gestite
Un’azienda media gestisce migliaia di NHI. Molte operano con accesso persistente, privilegi elevati e poca supervisione. Senza una governance adeguata, le NHI diventano un bersaglio a basso sforzo e ad alto rendimento per i cybercriminali.
La maggior parte delle vulnerabilità deriva da alcuni schemi ricorrenti:
- Segreti codificati incorporati negli archivi di codice o nei file di configurazione
- Account di servizio condivisi senza un proprietario definito o tracciabilità
- Credenziali statiche che non vengono mai ruotate o scadute
- Accesso eccessivamente permissivo concesso di default e mai revocato
Criticità nella sicurezza delle NHI
Le NHI sono fondamentalmente diverse dagli utenti umani, eppure per cercare di proteggerle la maggior parte delle organizzazioni si affida ancora a strumenti di gestione delle identità e degli accessi (IAM) incentrati sull’uomo. Il risultato è un crescente divario di visibilità e controlli incoerenti che espongono le credenziali delle macchine.
I sistemi IAM tradizionali non sono stati costruiti per carichi di lavoro, container, account di servizio o infrastrutture cloud effimere. Mentre eccellono nella gestione dell’accesso dei dipendenti, spesso trascurano il modo in cui le NHI si comportano e i rischi che introducono.
Ecco alcune sfide da affrontare per proteggere le NHI:
- Visibilità limitata: le identità non umane (NHI) spesso passano inosservate. Non vengono integrate, rimosse o tracciate come gli account utente, il che rende difficile sapere quante ne esistono, dove si trovano o a cosa hanno accesso.
- Nessuna chiara proprietà: la responsabilità per le identità non umane è spesso divisa tra DevOps, IT, sicurezza e ingegneria, e questo causa una responsabilità incerta e a politiche incoerenti.
- Frammentazione delle credenziali: i segreti sono gestiti in modo diverso da un ambiente all’altro. Può accadere che un team utilizzi file di configurazione in testo chiaro, un altro memorizzi credenziali in pipeline CI/CD e i servizi cloud-native si affidino a meccanismi di identità integrati con una supervisione minima.
- Accesso eccessivo e persistente: alle NHI vengono comunemente concesse ampie autorizzazioni e possono quindi operare indefinitamente, spesso con le stesse credenziali con cui sono state create, violando il Principio del minimo privilegio (PoLP) e lo zero standing privilege.
- Lacune nelle politiche: le politiche IAM progettate per le persone non si traducono in modo chiaro per le identità automatiche. L’applicazione dei controlli di accesso, dell’autenticazione a più fattori (MFA) o della verifica degli accessi a un container headless o a uno script richiede strumenti e automazione appositamente progettati.
Queste lacune facilitano lo sfruttamento delle NHI da parte dei criminali informatici e rendono difficile per l’IT rilevarli o intervenire quando ciò avviene.
5 modi per proteggere le identità non umane
Ecco cinque modi per ridurre i rischi e assumere il controllo degli accessi automatici in tutto il tuo ambiente.
1. Usare un sistema di gestione dei segreti centralizzato
I segreti non dovrebbero mai essere memorizzati in testo chiaro, codificati in codice sorgente o passati manualmente tra sistemi. Una piattaforma centralizzata di gestione dei segreti garantisce che le credenziali siano crittografate, controllate a livello di accessi e gestite per tutto il loro ciclo di vita.
Con Keeper Secrets Manager®, le credenziali possono essere archiviate, recuperate e ruotate in modo sicuro tramite API, aiutando le organizzazioni a ridurre la diffusione incontrollata dei segreti, automatizzare i flussi di lavoro e applicare politiche coerenti negli ambienti cloud e on-premise.
2. Ruota automaticamente le credenziali
Le credenziali permanenti creano una superficie di attacco durevole. La rotazione automatica riduce questo rischio grazie a un aggiornamento continuo di password, token API, chiavi SSH e altri segreti, assicurando che le credenziali rimangano di breve durata e sicure. Con una piattaforma come KeeperPam®, che include Keeper Secrets Manager, le credenziali possono essere ruotate automaticamente in base a una pianificazione prestabilita, dopo ogni utilizzo o quando i sistemi vengono aggiornati o ridistribuiti.
Si tratta di un passo importante per eliminare il riutilizzo delle credenziali e imporre un modello a privilegi zero in tutto il tuo ambiente.
3. Applicare il privilegio minimo alle NHI
Ogni identità macchina deve avere solo l’accesso necessario per svolgere il proprio lavoro, niente di più. Inizia definendo criteri di privilegi minimi per ogni applicazione o workload in base al suo ruolo specifico. Rimuovi eventuali permessi predefiniti o ereditati che non sono necessari e utilizza i controlli degli accessi basati sui ruoli (RBAC) per garantire un accesso coerente e granulare tra gli ambienti.
4. Applicare un accesso limitato nel tempo e verificato
Le NHI spesso funzionano ininterrottamente, ma ciò non significa che debbano avere un accesso sempre attivo. L’accesso Just-in-Time (JIT) fornisce le credenziali solo quando necessario, poi le revoca immediatamente dopo l’uso, riducendo il rischio di uso improprio.
KeeperPam lo rende possibile fornendo un accesso limitato nel tempo legato a specifiche attività o sessioni. Tutte le attività vengono registrate in tempo reale e possono essere abbinate alla registrazione delle sessioni per una visibilità e una verificabilità complete.
5. Ricercare e gestire continuamente le NHI
Per gestire efficacemente gli NHI, le organizzazioni devono continuamente ricercare account di servizio, identità cloud e credenziali di workload, per poi valutarli e governarli. Questo include l’identificazione delle credenziali orfane o obsolete, la verifica dei privilegi e degli schemi di utilizzo e l’uso dell’automazione per segnalare o rimuovere identità che non sono più in uso.
Impedire la proliferazione di NHI non è uno sforzo una tantum, ma richiede un monitoraggio continuo e la gestione del ciclo di vita di ogni ambiente.
Non lasciare che le NHI diventino un punto cieco
Poiché le NHI continuano a crescere in volume e complessità, rappresentano una minaccia significativa se non gestite correttamente. Le organizzazioni che non riescono a proteggere queste identità si espongono a furti di credenziali, violazioni di dati e movimenti laterali.
KeeperPAM aiuta le organizzazioni a ottenere completa visibilità e controllo su tutti gli accessi con privilegi, umani e non umani. Progettato per infrastrutture ibride, KeeperPAM combina gestione dei segreti, rotazione delle password, registrazione delle sessioni e accesso JIT in un’unica piattaforma cloud-native.