La cybersecurity non è più solo una questione informatica; è ormai una priorità strategica per i consigli di amministrazione. Man mano che le aziende operano senza
La gestione degli accessi con privilegi (PAM) funziona controllando, monitorando e proteggendo l’accesso agli account e alle risorse con privilegi attraverso funzionalità come l’archiviazione delle credenziali, il controllo degli accessi just-in-time, la gestione delle sessioni e l’automazione. Applica il principio del privilegio minimo in modo che solo gli utenti e i sistemi autorizzati abbiano accesso ai dati sensibili.
Continua a leggere per scoprire come la gestione degli accessi con privilegi può proteggere la tua organizzazione.
1. Archiviazione delle credenziali
L’archiviazione delle credenziali è un componente fondamentale del PAM. Si riferisce al processo di gestione e archiviazione sicura delle credenziali con privilegi e delle chiavi segrete, come password, chiavi SSH e token API, all’interno di un archivio centralizzato e crittografato noto come vault (cassaforte). Questa cassaforte protegge le credenziali sensibili da accessi non autorizzati e assicura che siano utilizzate solo in modo controllato e verificato.
Invece di esporre le credenziali effettive, il PAM utilizza la cassaforte per immettere le credenziali per conto dell’utente durante una sessione, consentendo di completare un’attività autorizzata senza mai vedere o gestire le credenziali stesse. In questo modo, la cassaforte non solo protegge le credenziali sensibili dal furto o dall’uso improprio, ma impone anche un controllo rigoroso su come e quando vi si accede.
2. Accesso just-in-time (JIT)
L’accesso Just-in-Time (JIT) è una funzionalità del PAM che garantisce agli utenti un accesso temporaneo ed elevato solo quando è necessario per eseguire un’attività specifica. Invece di fare affidamento su account condivisi o mantenere privilegi permanenti, il JIT concede le autorizzazioni dinamicamente, in base alle necessità in tempo reale.
Quando un utente ha bisogno di eseguire un’attività che richiede privilegi, invia una richiesta di accesso attraverso il sistema PAM. Questa richiesta attiverà un flusso di lavoro di approvazione, che potrebbe richiedere la firma di un responsabile per garantire la validità. Una volta approvato, all’utente viene concesso l’accesso temporaneo tramite metodi quali il Privileged Elevation and Delegation Management (PDEM), appartenenze a gruppi limitate nel tempo, account temporanei o token di sicurezza. Questi privilegi vengono revocati automaticamente una volta terminata la sessione o completato il compito.
3. Gestione delle sessioni
Un’altra funzionalità del PAM è la Gestione delle sessioni con privilegi (Privileged Session Management, PSM), che protegge, monitora e verifica tutte le sessioni degli utenti privilegiati in tempo reale. Il PSM può stabilire sessioni sicure mediando l’accesso e immettendo direttamente le credenziali, senza mai rivelarle agli utenti. Ciò garantisce che le credenziali sensibili rimangano protette durante l’intero ciclo di vita della sessione.
Gli amministratori possono osservare le sessioni per individuare attività sospette e registrarle per analisi future, acquisendo contenuti dello schermo, sequenze di tasti e registri dei comandi. Il PSM consente anche alle organizzazioni di gestire le sessioni mettendole in pausa, bloccandole o terminandole se viene rilevata un’attività dannosa. Le sessioni registrate sono archiviate in modo sicuro per scopi di audit e conformità e includono funzionalità di reporting che supportano i requisiti normativi.
4. Controllo degli accessi
PAM impone l’accesso basato su regole applicando il principio del minimo privilegio (PoLP). Ciò garantisce che gli utenti abbiano solo il livello minimo di accesso richiesto per svolgere le proprie attività. Limitare l’accesso alle risorse critiche riduce l’uso improprio dei privilegi e, complessivamente, la superficie di attacco di un’organizzazione.
I criteri di accesso possono essere definiti in base a ruoli, gruppi di utenti, tipi di dispositivi o funzioni lavorative seguendo il Controllo degli accessi in base ai ruoli (RBAC). Soluzioni PAM avanzate possono anche incorporare regole contestuali, come consentire l’accesso solo in determinate ore, da posizioni specifiche o su dispositivi affidabili. Ad esempio, l’accesso può essere consentito solo durante l’orario lavorativo e dai dispositivi gestiti dall’azienda. Questi controlli aiutano a rafforzare la sicurezza garantendo l’efficienza operativa.
5. Supporto per la conformità
Il PAM svolge un ruolo importante nel sostenere la conformità generando audit trail completi che forniscono piena visibilità sull’attività degli utenti con privilegi. Quadri normativi come PCI-DSS, HIPAA, SOX, GDPR e ISO 27001 impongono un controllo e una supervisione rigorosi sull’accesso a sistemi e dati sensibili, inclusa la possibilità di verificare e segnalare le azioni con privilegi.
Una soluzione PAM aiuta a soddisfare questi requisiti fornendo audit trail dettagliati per tutte le attività con privilegi, monitorando l’identità dell’utente, l’orario di accesso, la durata, i sistemi a cui si accede e i comandi eseguiti. Le sessioni che utilizzano protocolli quali SSH, RDP, MySQL o HTTPS vengono registrate completamente e l’attività dello schermo e dei tasti premuti viene memorizzata in un formato crittografato a prova di manomissione. Questi registri dettagliati consentono di creare report accurati per gli audit, ottimizzano le valutazioni dei rischi e supportano le indagini forensi.
6. Allerta e segnalazione
Le funzionalità di avviso e reporting del PAM forniscono avvisi in tempo reale e sensibili al contesto in caso di comportamenti sospetti o attività non autorizzate, consentendo ai team di sicurezza di indagare e rispondere immediatamente a potenziali minacce. Questi avvisi vengono configurati da soglie di sicurezza predefinite e analisi del comportamento, che consentono alle organizzazioni di rilevare facilmente le minacce interne o gli account compromessi. Quando vengono rilevate anomalie, il PAM genera avvisi immediati che possono essere indirizzati alle piattaforme di gestione delle informazioni e degli eventi di sicurezza (SIEM) per ulteriori analisi e risposte agli incidenti.
Il PAM può anche generare report dettagliati, completi e a prova di manomissione che documentano tutte le attività legate agli accessi con privilegi, inclusi le richieste, le approvazioni, la durata delle sessioni, le registrazioni video delle sessioni e i comandi eseguiti. Questo è particolarmente necessario quando si tratta di supportare audit di conformità, revisioni della sicurezza e indagini sugli incidenti.
7. Automazione
Il PAM automatizza i processi di sicurezza critici per ridurre il carico di lavoro manuale degli amministratori automatizzando la gestione degli account con privilegi. Automatizzando la gestione del ciclo di vita degli account con privilegi, inclusi il provisioning e il deprovisioning degli utenti, le approvazioni delle richieste di accesso, la rotazione delle password e la gestione delle sessioni, il PAM riduce al minimo l’intervento manuale e il rischio di errore umano. Questi flussi di lavoro automatizzati possono essere orchestrati in diversi ambienti e allineati a regole predefinite per applicare processi ripetibili che semplificano le operazioni che richiedono privilegi.
Anche il rilevamento e l’onboarding degli account sono funzionalità fondamentali dei sistemi PAM, che individuano e gestiscono automaticamente gli account con privilegi. Può eseguire la scansione dell’ambiente di un’organizzazione in base a una pianificazione, su richiesta o in modo continuo per identificare account con accesso elevato, come gli account amministratore o root. Questo processo include anche il rilevamento dei sistemi e dei servizi, come server o macchine virtuali, in cui sono presenti questi account.
8. Integrazione con altri sistemi
Il PAM si integra con altri sistemi di sicurezza e IT per semplificare l’amministrazione e rafforzare la gestione del rischio. Soluzioni come KeeperPAM operano insieme alle piattaforme di gestione delle identità e degli accessi (IAM) per applicare criteri di accesso basati sui ruoli, integrandosi contemporaneamente con i sistemi SIEM per il rilevamento delle minacce in tempo reale e la registrazione degli audit. Il PAM si allinea anche agli strumenti di gestione dei servizi IT (ITSM) per supportare i flussi di lavoro di gestione delle modifiche e le soluzioni di rilevamento e risposta degli endpoint per fornire informazioni comportamentali legate alle attività con privilegi. Per quanto riguarda la verifica dell’identità, il PAM supporta il single sign-on (SSO), l’autenticazione a più fattori (MFA) e servizi di directory come Active Directory (AD) e LDAP. Queste integrazioni aiutano a far rispettare i principi zero-trust e a prevenire gli accessi non autorizzati.
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Il PAM è un insieme di controlli di sicurezza che operano in sinergia per proteggere gli account e i sistemi sensibili. Proteggendo le credenziali privilegiate, applicando rigide regole di accesso e fornendo monitoraggio in tempo reale, il PAM aiuta le organizzazioni a ridurre il rischio di minacce informatiche.
Il modo più efficace per gestire gli accessi con privilegi è utilizzare una soluzione PAM dedicata come KeeperPAM, che si basa su un modello di sicurezza zero-trust.
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